paranoia
urlo
distorsione temporale
viaggio
viaggio
presenze
Ma guarda come ho gli occhi; ti scuote forse questo rosso sanguigno che dà il buongiorno alla luce, ti porta forse dentro questo magnetico non dirti nulla, urlando non t'esce un filo se cadi in questo abisso di turbini freddi, in questo vortice demoniaco e tribale.
Confini... intorno a te, davanti a te che penetrano piano con la luce improvvisa d'una finestra ancora buia per dar luce alla stanza.
Sospendi il respiro e resti col buio negli occhi, sospendi il pensiero e lasci che tu cada all'indietro con le braccia larghe roteando nel fluido imbuto.
Cominciano a cingerti nere braccia, ti lisciano la schiena mille mani dalle lunghe dita di seta, t'avvolgono in un suono scuro le ombre di questi mondi, i padroni di queste pareti mai finite,
e nel labirinto di occhi che ti spiano cominci a roteare aprendo le braccia, allargando bene le dita e ti bagni ti copri
ti mescoli a queste creature che vorresti ti fosser fuse, le palpi le respiri gli passi attraverso, le rincorri le spazzi nel vento, ti spazzano nel loro vento e tu corri con esse nel vuoto di mille stanze senza colori.
Ti fai infine cadere in avanti, sul pavimento che non c'è e ti lasci trascinare, sospeso nella porzione di spazio dove si muovono lunghe le nere figure impalpabili, che tu stesso cominci a incarnare.
Lenta ma progressiva è la dolce incarnazione, lasci il tuo corpo e in balia di loro te stesso non sei più, sei ora loro, sei ciò che ti trascina, ciò che in circolo percorre mille corridoi senza fine, mille stanze nel labirinto senza colori.
Fluido il tuo corpo scompare dissolvendosi nei corridoi dalle pareti di luce, nelle stanze trasparenti, tra le mani lunghe e lisce delle vostre figure.