Ma guarda come ho gli occhi; ti scuote forse questo
rosso sanguigno che da il buongiorno alla luce,
ti porta forse dentro questo magnetico no dirti nulla,
urlando non t'esce un filo, se cadi in questo abisso
di turbini freddi, in questo vortice demoniaco e tribale.

Confini... intorno a te,
davanti a te che penetrano piano con la luce improvvisa
d'una finestra ancora buia per dar luce alla stanza.
Sospendi il respiro e resti col buio negli occhi,
sospendi il pensiero e lasci che tu cada all'indietro

con le braccia larghe roteando nel fluido imbuto.

Cominciano a cingerti nere braccia, ti lisciano la schiena
mille mani dalle lunghe dita di seta, t'avvolgono
in un suono scuro le ombre di questi mondi, i padroni
di queste pareti mai finite,
e nel labirinto di occhi che ti spiano cominci a ruotare
aprendo le braccia, allargando bene le dita e ti bagni
ti copri ti mescoli a queste creature che vorresti
ti fosser fuse, le palpi le respiri gli passi attraverso,
le rincorri le spazzi nel vento, ti spazzano nel loro vento
e tu corri con esse nel vuoto di mille stanze
senza colori.


Ti fai infine cadere in avanti, sul pavimento che non c'è
e ti lasci trascinare, sospeso nella porzione di spazio
dove si muovono lunghe le nere creature impalpabili,
che tu stesso cominci a incarnare.
Lenta ma progressiva è la dolce incarnazione,
lasci il tuo corpo e in balia di loro te stesso non sei più,
sei ora loro, sei ciò che ti trascina, ciò che in circolo
percorre mille corridoi senza fine, mille stanze nel
labirinto senza colori.
Fluido il tuo corpo scompare dissolvendosi nei corridoi
dalle pareti di luce, nelle stanze trasparenti,
tra le mani lunghe e lisce delle vostre figure.
Back to Top