QUA/MO è una residenza artistica internazionale dedicata alla Performance Art, nata come spazio di ricerca, incontro e sperimentazione. Un luogo per favorire la convivenza, il dialogo e la conoscenza tra artisti e sensibilità differenti che operano nel campo della performance, e per mettere in relazione la ricerca artistica contemporanea con il territorio e la comunità. Il titolo QUA/MO (QUI/ADESSO) ne sintetizza l’intenzione e il significato: portare l’arte nel presente, renderla viva, accessibile e condivisa. Il progetto crea uno spazio di incontro tra artisti provenienti da diversi contesti europei, la comunità locale, gli spazi del paese e la memoria del luogo, attraverso la ricerca, il confronto e la produzione artistica.
La prima edizione di QUA/MO si è svolta dal 2 al 7 settembre 2026 ad Arce (Frosinone, Italia), con l’appoggio della Pro Loco e del Comune, segnando l’inizio di un percorso dedicato alla relazione tra Performance Art, spazio urbano e comunità. Durante la residenza, il corpo e l’azione hanno incontrato gli spazi del centro storico, trasformandoli in luoghi di presenza, relazione, ascolto, movimento e interazione. Le performance hanno cercato di costruire un dialogo tra il gesto dell’artista, la memoria dei luoghi, la quotidianità degli abitanti e l’azione performativa, facendo del territorio una parte integrante del processo creativo. In questo incontro tra corpo e spazio, tra presenza e memoria, la performance ha proposto una diversa esperienza del luogo: il patrimonio urbano non come semplice sfondo, ma come materia viva dell’azione, capace di generare nuove relazioni tra artisti, abitanti e spettatori.
QUA/MO nasce così come un punto di partenza, un primo incontro tra artisti, comunità e territorio che intende proseguire nel tempo attraverso nuove residenze, nuovi artisti, nuovi incontri e nuove forme di dialogo. L’ambizione è costruire progressivamente una rete di scambi artistici e culturali a livello nazionale e internazionale e fare di Arce un luogo di ricerca e produzione nell’ambito della Performance Art. La fotografia di Pasquale Proia raccoglie le tracce di questa prima esperienza: corpi, gesti, spazi e incontri. Non documenta soltanto le performance che il 4 settembre hanno attraversato il centro storico di Arce, ma ne conserva la presenza oltre l’azione, trasformando l’effimero in memoria visiva. Le immagini diventano così una possibile forma di permanenza della performance: raccontano ciò che è accaduto, ma anche ciò che rimane un gesto, una presenza, una relazione, uno spazio attraversato. Una memoria visiva, e forse anche emotiva, di un’esperienza nella quale il luogo è parte dell’opera e la fotografia ne custodisce la traccia.
Fausto Grossi, direttore artistico.

Edizione 2026